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| LA MADRE DI DIO - Ia maternità di Maria: un tema tra i più interpretati dall'arte Corriere di Saluzzo - gennaio 2002 - articolo a cura di Mirella LOVISOLO | |||
Anche l’attesissimo capodanno 2000 (“millennium” per le agenzie
commerciali), anno Giubilare per la celebrazione del secondo millennio della
nascita di Cristo - è stato introdotto, come sempre il 1° gennaio,
dall’immagine della tenerezza materna, la festa della Madre di Dio. E’ una
festa che, in verità, scivola sempre piuttosto in sordina, offuscata com’è
dallo stordimento di cenoni, botti e la frenesia della lunga nottata, ma si
tratta di una solennità molto antica.
“Quando venne la pienezza dei
tempi Dio mandò suo Figlio nato da donna”
La Madre di Dio – Catacomba di Priscilla-Roma fine sec. II- inizio sec.III (Gal. 4) così scriveva S.Paolo verso il 54 d.C. presentando con immediatezza la definizione della figliolanza divina e umana di Gesù. La Maternità divina di Maria, venne celebrata sin dall’inizio in collegamento con le festività natalizie; a Roma, già nel secolo VII, sostituiva le feste, spesso licenziose, del capodanno dedicate al dio Giano Bifronte. Riaffermata nel XIII secolo al 1° gennaio, la festa della Madre di Dio venne significativamente associata da Paolo VI nel 1968, alla Giornata Mondiale della Pace “per implorare da Dio mediatrice la Regina della pace- il dono supremo della pace”. Maria, una donna che “ha il privilegio - ha detto recentemente il Papa - di poter ripetere con piena verità umana la parola pronunciata da Dio Padre su Gesù: ‘Tu sei mio Figlio’ (Lc 3,22)”. Madre secondo la carne del Figlio di Dio, Maria è così
inserita nella SS. Trinità e strettamente legata agli eventi della Redenzione, che la
sua divina maternità è diventata uno dei temi
più interpretati dagli artisti di tutti i tempi: da Duccio a
Giotto, dall’Angelico a
Raffaello e Tiziano, da Caravaggio a El Greco a Chagall - ebreo russo
contemporaneo, nelle cui opere emerge il ricordo delle “icone” mariane
conosciute in patria.
Le immagini della Madre unita teneramente al piccolo Gesù realizzate dai grandi maestri, ammirate e diffuse, sono diventate il clichè iconografico ripetuto e rielaborato nei mille rivoli della religiosità e della pittura popolare. Numerosissimi sono poi i toponimi mariani che, risalenti per lo più alla prima cristianizzazione del territorio, si collegano quasi certamente con la proclamazione dogmatica di Efeso. Chagall – La Madonna del Villaggio –part. 1938-42 - Madrid Nel 431 infatti, il Concilio convocato ad Efeso, dichiarava solennemente che Maria era Madre del Verbo incarnato, non solo dell’uomo Gesù Cristo, come affermava l’eresia di Nestorio; la Vergine era dunque era la“Theotòkos,” la Madre di Dio. La dichiarazione ufficiale della Chiesa già ampiamente consolidata nella fede del popolo, venne accolta con un tripudio collettivo di gioia: una grandissima festa e una solenne fiaccolata - forse la prima nella storia della fede mariana - che illuminò la notte della città.
L’indomani di questo evento, nel 432, Sisto III a Roma, ristrutturò S.
Maria Maggiore, una delle quattro basiliche patriarcali romane sorta
all’Esquilino sulla precedente basilica liberiana del sec. IV. Sisto III,
dedicando questa Basilica mariana - la prima e la più importante in Occidente -
alla Theotòkos, volle celebrarla con i racconti dell’Incarnazione, resi con
vivace vena narrativa e ricca gamma cromatica, nel mosaico
dell’arco trionfale.
Ma già prima di Efeso l’arte delle origini documenta la fede del popolo cristiano nella Madre di Dio . Numerose sono le raffigurazioni raccolte nelle catacombe romane dall’archeologo G.Battista De Rossi sin dal 1863. La più antica è quella del sott’arco nell’arcosolio della Catacomba di Priscilla della fine del II secolo primi decenni del terzo. Maria seduta, vestita in abiti romani, il capo, coperto dal mantello, reclinato verso il piccolo Gesù che, teso un braccio alla Madre, si volge verso l’osservatore.
Negli scavi della Basilica Vaticana presso la “memoria”- la tomba di S.Pietro eretta da Costantino, la studiosa Margherita Guarducci scoprì nel 1953 sul “muro dei graffiti”, un documento di notevole interesse: il nome intero di Maria graffito insieme al monogramma di Cristo e di Pietro, sotto l’esclamazione “nika”,vittoria. Nel Cimitero Maggiore del IV sec. nella lunetta di un arcosolio Maria, affiancata dal monogramma costantiniano di Cristo, appare con le mani alzate nell’ atteggiamento dell’ orante mentre il Bambino è davanti a lei. E’ questa un’iconografia molto diffusa nell’arte di Bisanzio, come rivela l’immagine chiaramente orientale del sec.VI della basilica inferiore di S. Clemente a Roma, dove Maria veste gli abiti preziosi della “basilissa” (imperatrice) bizantina. La raffigurazione della ”Madre di Dio” col Bambino, troverà nelle icone dopo il IX secolo, l’espressione più alta e teologicamente più profonda. Tra le più note abbiamo l’Hodighìtria ( “colei che indica la via”) in cui Cristo, raffigurato come un adulto, è seduto in posizione eretta sul braccio della Madre come Salvatore, benedice e tiene in mano il rotolo del Vangelo; il suo abito tessuto d’oro, è la veste sacerdotale del Verbo incarnato. La Madre piena di serenità regale, lo presenta agli uomini intercedendo presso di lui. Questa iconografia ebbe grande diffusione, venne interpretata in occidente in opere anche popolarmente note come “La Consolata” del noto santuario di Torino e le bellissime Madonne in trono dei dipinti quattrocenteschi delle nostre cappelle come quelle dei Fratelli Biazaci a Busca (CN), la Madonna nella Cappella di S.Stefano, il cui recente restauro ha rimediato ai danni volutamente inferti ai volti sacri.
Infine la più nota tra le icone: la Vergine della tenerezza di Vladimir dell’XI secolo. Maria inclinata in preghiera, è teneramente abbracciata dal Bambino guancia a guancia con Lei; è l’immagine della “Misericordiosa”, Colei che, ”umile e alta più che creatura”, dona incessantemente il Figlio, diventando rifugio e soccorso alla sofferenza degli uomini, che, già nel II secolo la invocavano: “Sotto la tua protezione troviamo rifugio S.Madre di Dio...” Vergine della tenerezza di Vladimir
Frammento del Papiro del sec.III trovato nel
deserto egiziano, con la preghiera
“Sotto la tua protezione…”Mirella LOVISOLO Bibliografia: FABRIZIO MANCINELLI, Catacombe e Basiliche, Firenze, 1981, Scala; MARGHERITA GUARDUCCI, La Tomba di Pietro, Milano, 1992, p.65; Ibid, I misteri dell’alfabeto, Enigmistica degli antichi cristiani, Rusconi, Milano,1993, p.84-85; AA.VV., La Vergine Madre dal sec.vi al secondo millennio, Centro di Cultura Mariana, Roma, 1998. | |||
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